mercoledì 24 dicembre 2008
Sociologia del Natale
La trama è ben delineata. Vi è un ricco, ancor giovane, ricco poichè cinico. Nella società capitalista non si è mai ricchi poichè bravi, ma ricchi poichè cinici. Su questo occorrerebbe ragionare. Fatto sta che il giovane, ricco e cinico, avvicinandosi il Natale, sbrocca, entra in una depressione post-adattamento fordista e finanziario, scoprendosi irrimediabilmente solo. Questa è la trama di tutti i film che le tv occidentali trasmettono dal 19 al 25 dicembre. Variazioni sul tema a parte, il messaggio è chiaro: l'industrialismo ti devasta, ti atomizza, ti rende ancor più solo di quel che sei per natura. Non far, dunque, cazzate e cerca i valori profondi della famiglia protestante anglosassone, poichè senza famiglia e amore, non si campa. Il punto, è che gli sceneggiatori non scherzano, ma più o meno superficialmente, spiattellano sotto forma di commedia triste una delle verità più profonde e complesse dell'individuo umano: senza amore, senza l'Altro, non si campa. Si può essere ricchi e cinici quanto si pare, ma a questa legge di natura non si comanda. E che il meccanismo, crisi economica e finanziaria a parte, reiteri scientificamente il circolo vizioso del mutuo, del credito, del consumo irrazionale proprio della piccola-borghesia globale non conta. Al cuore non si comanda. Soprattutto a Natale!
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1 commento:
Già.
Mi ha sempre affascinato la concezione della famiglia "protestante anglosassone". A causa dei telefilm americani divenne il mio ideale, cosa che poi concorse nel portarmi al rifiuto della famiglia "cattolica mediterranea". Ora, piano piano, sto cercando di ripigliarmi da questo rifiuto. Grazie, guarda caso, all'amore.
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